fotografia di: Papagni,Orsini. cortesia TFCenter
Transition in action
A Shidand, nella fob La Marmora Italiani e Americani sono impegnati nel consolidare le attività operative per la prossima exit strategy
03-08-2012 - Il colonnello Fernando Paglialunga, comandante dell'82° rgt fanteria "Torino" prima unità della brigata Pinerolo ad essere impiegata nel teatro afghano, si trova ora a Shindand, Afghanistan con il suo reggimento, considerato, per le sue capacita di proiezione, fondamentale al buon esito della missione ISAF in una regione che è sempre stata difficile da gestire.
La presenza del reggimento, infatti, sta contribuendo allo sviluppo di un ambiente stabile, presupposto indispensabile per la ricostruzione delle istituzioni e delle infrastrutture volte al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni,.
E’ un momento delicato: bisogna consolidare tutto ciò che i predecessori e le forze di coalizione hanno prodotto e fondamentale sarà il rapporto che si è venuto a creare con la popolazione locale e con le forze di militari afghane, addestrate e messe in campo.
Forze che in maniera programmatica dovranno sempre più essere indipendenti seguendo le procedure di exit strategy del 2014, anno in cui la missione per certi versi terminerà.
Ma entreranno a farne parte altre realtà che continueranno ad assistere la popolazione in una logica di evoluzione delle strategie politico militari .
Nella regione sono ancora in atto tutte le attività del reggimento che può contare sulle recenti acquisizioni di mezzi, tecnologie ed equipaggiamenti di ultima generazione; in particolare la 1a compagnia ha inserito nel teatro afghano per la prima volta il nuovo veicolo blindato medio (VBM) "Freccia" dotato di sistemi anti IED (ordigni esplosivi improvvisati) nonché di un sistema di protezione tbc.
Li abbiamo accompagnati nelle varie loro attività, riscontrando il loro elevato grado di preparazione nel fornire supporto alle neo realtà di polizia, nonché nel quotidiano impiego di bonifica e sorveglianza territoriale, attraverso la “Ring road”.
Si tratta di un supporto che crediamo non sia passato inosservato ai vertici ISAF.
I comandanti, con i loro soldati, stanno dando prova di coraggio e di spirito di sacrificio, di capacità manageriale e gestionale, di ottimo uso della tecnologia, per un esercito 2.0 e per un futuro di pace e democrazia.
La presenza del reggimento, infatti, sta contribuendo allo sviluppo di un ambiente stabile, presupposto indispensabile per la ricostruzione delle istituzioni e delle infrastrutture volte al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni,.
E’ un momento delicato: bisogna consolidare tutto ciò che i predecessori e le forze di coalizione hanno prodotto e fondamentale sarà il rapporto che si è venuto a creare con la popolazione locale e con le forze di militari afghane, addestrate e messe in campo.
Forze che in maniera programmatica dovranno sempre più essere indipendenti seguendo le procedure di exit strategy del 2014, anno in cui la missione per certi versi terminerà.
Ma entreranno a farne parte altre realtà che continueranno ad assistere la popolazione in una logica di evoluzione delle strategie politico militari .
Nella regione sono ancora in atto tutte le attività del reggimento che può contare sulle recenti acquisizioni di mezzi, tecnologie ed equipaggiamenti di ultima generazione; in particolare la 1a compagnia ha inserito nel teatro afghano per la prima volta il nuovo veicolo blindato medio (VBM) "Freccia" dotato di sistemi anti IED (ordigni esplosivi improvvisati) nonché di un sistema di protezione tbc.
Li abbiamo accompagnati nelle varie loro attività, riscontrando il loro elevato grado di preparazione nel fornire supporto alle neo realtà di polizia, nonché nel quotidiano impiego di bonifica e sorveglianza territoriale, attraverso la “Ring road”.
Si tratta di un supporto che crediamo non sia passato inosservato ai vertici ISAF.
I comandanti, con i loro soldati, stanno dando prova di coraggio e di spirito di sacrificio, di capacità manageriale e gestionale, di ottimo uso della tecnologia, per un esercito 2.0 e per un futuro di pace e democrazia.
Daniel Papagni
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