17:12 sabato 07.11.2026

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Green Economy, Italia davanti alla prova della transizione
‘’Molte criticità, ma anche opportunità da non perdere’’…il parere di Pierangelo Panozzo
07-11-2026 - L’Italia della Green Economy si trova davanti a un paradosso: possiede competenze industriali, una buona capacità di riciclo e importanti eccellenze produttive, ma continua a procedere con una velocità insufficiente rispetto alle sfide climatiche, energetiche e ambientali. È questa la fotografia emersa dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy, nell’ambito di Ecomondo a Rimini.

Il quadro tracciato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, presieduta da Edo Ronchi, è complessivamente critico.
L’Italia è particolarmente esposta agli effetti della crisi climatica nel Mediterraneo: negli ultimi cinquanta anni a temperatura media è aumentata di oltre due gradi e nel 2025 sono stati registrati più di 2.300 eventi climatici estremi.
Non si tratta più di una questione ambientale da affrontare in prospettiva, ma di un problema che riguarda direttamente la sicurezza dei territori, la salute pubblica e la tenuta dell’economia.

Uno dei nodi principali resta quello energetico.
Le rinnovabili crescono, ma non abbastanza.
Nel 2025 sono stati installati 7,2 GW di nuova capacità, contro i 23,3 GW della Germania e i 10,8 GW della Spagna. Per raggiungere gli obiettivi nazionali al 2030 sarà necessario accelerare sensibilmente.
A questo si aggiunge una dipendenza energetica dall’estero che si mantiene intorno al 74%, rendendo evidente come la transizione ecologica sia anche una questione di autonomia strategica e competitività industriale.

Ancora più delicato è il tema dell’acqua.
L’Italia è tra i Paesi europei con i maggiori consumi idrici, mentre la rete nazionale perde oltre il 40% dell’acqua immessa.
Il riutilizzo delle acque depurate rimane limitato al 4%, nonostante un potenziale stimato molto superiore. In un Paese esposto a siccità e fenomeni meteorologici estremi, questa inefficienza rappresenta una vulnerabilità che non può più essere sottovalutata.

Non mancano, tuttavia, elementi positivi.
Italia conserva una posizione di rilievo nell’economia circolare, con una produttività delle risorse superiore a quella delle principali economie europee.
Cresce inoltre il valore delle produzioni DOP e IGP, che ha raggiunto 20,7 miliardi di euro.
Anche la mobilità mostra segnali di cambiamento, con una maggiore diffusione delle motorizzazioni elettrificate, mentre diverse città stanno sperimentando soluzioni per adattarsi al caldo e gestire meglio le precipitazioni.

La questione, dunque, non è scegliere tra sviluppo economico e tutela ambientale. È comprendere che oggi le due dimensioni sono sempre più interdipendenti.
Energia rinnovabile, gestione intelligente dell'acqua infrastrutture moderne, agricoltura resiliente e innovazione industriale possono diventare fattori di crescita e nuove opportunità di investimento.

Come emerge anche dalla relazione presentata a Rimini, la transizione ecologica non può restare una dichiarazione d'intenti.
Servono programmazione, investimenti, continuità amministrativa e capacità di trasformare gli obiettivi in risultati misurabili.

L’Italia dispone di competenze e risorse per essere protagonista. Ma il tempo delle buone intenzioni sta finendo: la Green Economy deve diventare una scelta concreta di politica industriale, economica e strategica.

Pierangelo Panozzo
 
  


 
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